« Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti »
[Attenzione! Post apparentemente misogino. L’autore declina ogni responsabilità.]
C’è questa canzone dei Nuovi Angeli, Uakadì uakadù, che a dire il vero è una traduzione di Vecchioni da una canzone francese, ma non importa.
Quello che importa è il testo: un’acuta indagine circa le istanze comunicative tra uomo e donna durante e oltrepassata la fase del corteggiamento. Andiamo a leggere.
Basta dir Uakadì Uakadù,
prova un pò quando lei non vuol più.
La più bella che ci sia
non restiste alla magia,
devi dir Uakadì Uakadù.
Apprezzate la sensibilità di un testo che coglie l’esatto istante dello sconforto, quello in cui la conquista è già avvenuta ma nella donna subentra ora la stanchezza, quasi il rigetto, come se al momento del risveglio si stesse chiedendo: “ma cos’è quest’essere immondo che giace qui accanto a me nel mio letto?”. Forse è proprio una magia quello che serve. E allora uakadì uakadù diventa la formula invocativa di un incantesimo amoroso. Infatti notate:
Non dir mai se c’è lei Uakadì
senza poi anche dire Uakadù,
che l’effetto non è più quello
che volevi tu, devi dir Uakadì Uakadù.
È noto che le formule magiche non possono essere mutate, né possono venire recitate parzialmente, pena l’inefficacia dell’incantesimo. Ma quale sarà l’effetto della formula?
Una goccia sembra l’Oceano
se le dici Uakadù.
La tua zattera senza l’albero
mille notti volerà.
Punto primo: l’incantesimo funziona come un intenso afrodisiaco ipnotico, la donna non si accorgerà nemmeno che sei un castrato o un impotente.
Basta dir Uakadì Uakadù
lei ci sta e le piace di più.
Ma che carica le dai
gira e non si ferma mai
devi dir Uakadì Uakadù.
Punto secondo: l’incantesimo rende la donna zoccola e insaziabile, nonché affetta da labirintite.
Dopo questo momento le strofe si ripetono, a sottolineare la molteplicità degli amplessi.
Antropologicamente, fisiologicamente ed eroticamente l’insegnamento della canzone mi ricorda molto quella storia di Milo Manara in cui una bella donna si eccitava assai a causa di un radiocomando a distanza e si concedeva in ogni dove (e in ogni come), ma a un certo punto si scopriva che quel radiocomando era paccottiglia made in China senza nemmeno le pile e dunque non aveva mai influito manco di striscio.
La parte che segue è tetra e luttuosa. Per non accantonare il clima della summer edition, vi segnalo comunque che stasera su Italia1, alle 21.10, Enrico Ruggeri presenta Mistero: “un nuovo programma che si occupa di fenomeni che non si riescono a comprendere e a classificare, incredibili eventi al confine del soprannaturale. Ogni settimana introdurrà 3 casi che, nonostante il progresso tecnologico, culturale o scientifico, non hanno ancora trovato una soluzione...” (dal sito di Italia1).
Dopo i fasti del Bivio, io direi che ci sono le premesse per cadere ancora più in basso. Gioia a voi.
(stacco. ritorno alla serietà.)
Ho appena saputo che un indiano di 23 anni è stato trovato stanotte impiccato a un albero, lungo l’amena pista ciclabile del mio paesello, diciamo a 500 metri da casa mia. Brrr.
Nel mio paese non accadevano cose simili da… boh, dall’Alto Medioevo, credo. E lui, poveretto, già sposato e con due figli, dicono pure che si sia suicidato. Commentare “saranno contenti i leghisti” forse è sciocco, ma due settimane fa il neo-eletto sindaco leghista ha creato ex novo l’assessorato alla sicurezza, in un paesino dove i furti non esistono e gli immigrati come massimo del crimine mettono i piedi sulle panchine. Collegare fatti apparentemente lontani tra loro è il compito dell’intellettuale, direbbe Pasolini, ma soprattutto credo renda la misura di un clima in disfacimento.
Cose veramente simpatiche dell’estate:
Eddie Murphy spalmato ovunque, con quel faccione che sembra dire “non faccio ridere, chiedo una dignitosa eutanasia”;
l’aumento dei decessi;
il ritorno di Jessica Fletcher (concausa del punto precedente);
il ritorno delle zanzare (un momento: quest’anno non ho ancora visto una zanzara. Che fine hanno fatto? Ehiii, c’è nessunooo?);
le motociclette che all’incrocio sotto casa mia erigono e poi abbattono barriere del suono;
le lucertole, queste grandi incompiute: a me piacciono, ma le vedo sempre lì lì per evolversi in enormi tirannosauri e poi non lo fanno, e la cosa mi scoccia;
pullman dopo pullman di regazzini che vanno o tornano dalle piscine proprio mentre io sono sulla mia bicicletta, che a ogni rotonda a causa loro rischio la vita, e qui è pieno di rotonde;
la gente che se gli dici “io la penso così e così” ti risponde “su non essere nervoso” (ok, questo forse non è legato alla stagione, o forse sì), santocielo, se devo omologarmi al volemose bene perderò il rispetto di me stesso;
il volemose bene.
Poi ci sono cose bellissime, tipo Alessandra Mastronardi in tv, il Grande Carro che torno a capire dove si trova, i ghiaccioli e in ultimo la mostra zozzissima di Picasso che ho visto sabato mattina.
Mi sto appassionando a Mystère, serie tv franco-belgo-svizzera in 12 episodi che tratta di sfig… di paranormale.
Riassunto delle prime due puntate trasmesse: la bella Laure De Lestrade (è il cognome, non la professione) si accorge che 15 anni prima la madre era scomparsa nel nulla, e torna nella natale Provenza per indagare. Sono gli effetti della crisi: nessuno sa più cosa cazzo inventarsi per non dire ai parenti che è rimasto senza lavoro.
Nel frattempo, Laure si sovviene che anche il suo morosino dell’epoca era scomparso nel nulla. E anche un’amichetta. Intervistata al riguardo, Jessica Fletcher sostiene: “se io c’entrassi qualcosa, tutta questa gente sarebbe già morta. Toglietemi queste manette!”.
Il fatto è che quando ‘sta gente scompare, in prossimità del luogo vengono ritrovati dei cerchi nel grano. Laure: “per il teorema di Scafroglia, nell’universo ci sono 500 forme di civiltà. Ma per il paradosso di Tafazzi, in realtà gli alieni non esistono”. Amica di Laure: “ne deduco, per il corollario di nonna Papera, che sei tu a portare sfiga”. “Deh, cosa sono quelle luci nel cielo? E cosa ci faccio io in un campo di grano in piena notte?”. Fine della seconda puntata.
Pubblichiamo oggi la prima lettera giunta in redazione per la rubrica La posta del cuore di Medicina 33.
Cara Medicina 33, mi chiamo Fulfio e sono allergico alla polvere. Purtroppo studio in una facoltà del menga (Lettere) che mi obbliga a leggere libri vecchi e polverosi. Ora sto leggendo un libro del 1907 che si chiama Romae carrus navalis, pensa te, non avevano ancora inventato l’italiano. Quando scrivo 1907, intendo dire che è proprio una copia stampata in quell’anno, anche perché in seguito il libro non ha avuto il successo che meritava e ora non compare nemmeno su Wikipedia.
Quando leggo questo libro comincio a starnutire, gli occhi mi si arrossano e l’indice per voltare le pagine non mi si rizza più.
Cara Medicina 33, io ti volevo chiedere: che il professor Onder mi può mandare la sua foto autografata? È per mia mamma, sa. Marisella, si chiama. Se ci potesse scrivere “alla mia fedele Marisella”, lei sarebbe proprio contenta. Guarda sempre la sua trasmissione, sa. La chiama “i miei cinque minuti di vergogna”. Ci è tanto affezionata.
Sperante in una sua pronta risposta, le pongo i miei più cordiali
ciao
Fulfio O.
Caro Fulvio O.,
come tu ben saprai, la Pianura Padana in realtà è una conca, checchè se ne dica, piena di umidità, habitat ideale per i muschi che a loro volta sono l'habitat ideale per germi, batteri e schifezze simili.
Il testo che mi citi, sembra essere stato stampato una sola volta, nel 1907 (se così non fosse, risolveresti il tuo problema leggendo una ristampa, ma non credo tu sia così idiota). Tale sfortunato libro, scritto, stampato e riposto nei meandri di chissà quale biblioteca milanese, probabilmente è la prima volta che viene aperto, sottolineo, dopo 102 anni.
Senza meno, tra le pagine si sarà formato un vero e proprio micro-cosmo di micro-animaletti dai nomi assai arcani e arcaici, ma soprattutto latini.
Le soluzioni sono due:
1. diventi, con un colpo di stato, re assoluto del microcosmo, imponendo ai tuoi sudditi di pulire le pagine, e di non respirare quando sei alla lettura, ma soprattutto di smetterla di riprodursi e defecare.
2. cambi facoltà, vai al DAMS, ovviamente quello di Roma, e ti leggi PlayBoy. Che per quello le ristampe ci sono sempre, e risolvi anche il problema del dito pigro, che se mai ancora non dovesse rispondere ai tuoi comandi, puoi sempre usare altro per voltare pagina.
Per l'autografo, te lo farò pervenire al più presto. E inoltre, in allegato troverai il dvd su come prevenire e curare la prostata.
Sperando che farai tesoro dei miei preziosi consigli e della mia profonda saggezza, ti saluto.
MissVibez
Si parlava con un amico della donna che è morta per essersi masturbata con un martello pneumatico (via Spinoza).
- Che morte assurda. Ok, a casa mia ho un martello pneumatico piccolino, non grande come quelli che si vedono in giro, ma non credo comunque che se fossi una donna lo userei per…
- E poi i martelli pneumatici sfondano l’asfalto, cosa le faceva credere che il suo corpo fatto di pelle membrane muscoli non si sarebbe sfrantecato sul colpo?
- Piuttosto usa una banana!
- Doveva annoiarsi molto. Certo che si parla tanto degli uomini che non capiscono i sentimenti delle donne, che non sanno mettersi nei loro panni. Minchia è vero: ci immedesimiamo solo con queste boiate di notizie.
- È molto vero. Oggi ho cercato tutto il giorno di capire cosa c’era nella sua testa.
- Il genere femminile dovrebbe esserne messo al corrente.
È stato mangiando una prugna (piccola, viola molto scuro) che ho avuto l’illuminazione: è lei l’ingrediente segreto del ghiacciolo color ciclamino!
Voglio conoscere il ghost writer di Benedetta Parodi. Rubrica Cotto e mangiato, Italia1, all’ora di pranzo.
«Oggi prepariamo un gustoso risotto agli scampi, spendendo meno di dieci euro. Qual è il trucco? Usiamo gli scampi surgelati!»
Prossimamente: il tacchino ripieno con i fazzoletti usati, e per dolce una golosa crostata fatta di segatura e dentifricio.
(poi è partito un servizio sulla moda maschile dei bermuda, che si possono indossare solo previa ceretta)
Stavo pensando che gli amici sono di tre tipi:
Gli amici del terzo tipo me li tengo stretti perché sono sinceri. Agli amici del primo tipo voglio bene perché ci capiamo per empatia. Ma riguardo agli amici del secondo tipo: emorroidi vi colgano, maledetti.
L’altra sera, su Italia1, ho visto uno di quegli horror che ti cambiano la percezione delle cose. Si chiamava The Fog, o Nebbia assassina, boh, e per uno che abita nella bassa bresciana questo fa drizzare le antenne.
“Ehi tipa che parla alla radio, nei miei radar c’è della nebbia che va verso la costa”
“Che cazzo dici, il vento va in senso contrario”
“Tu annuncialo e basta”
Senonché la nebbia mette fuori uso le attrezzature di bordo, radio compresa. Così la gita notturna nella barca di papi si trasforma, per i quattro debosciati seminudi trombamici, in uno sfaccimm’: le due ragazze vengono scaraventate morte fuori dal vetro della cabina di comando, un coltello vola in mezzo alla fronte del bel moro, l’altro amico viene inghiottito. Il tutto entro una nebbia gelida e rampante stile tsunami.
Nel frattempo, in una strada di campagna, un episodio di autostop.
“Ehi bella strappona, salta su”
“A-ha! Sono la tua morosa, che se n’è partita chissà dove da sei mesi senza più dare sue notizie, e tu già ci provi con le altre?”
“Ma no, ti avevo riconosciuta”
“Limoniamo tantissimo!”
Più tardi, fuori dalla casa di lui, mentre lui è dentro, un vecchio squilibrato si presenta dalla ragazza.
“Guarda questo orologio a cipolla! Se lo tocchi la tua vita diventerà una sequela di cazzi amari!”
“Dammi qua. Toh, funziona ancora”
“Prima che tu lo toccassi non funzionava”
“Me lo dicono spesso”
(esce il moroso e la coppia riparte)
“Ehi moroso, quell’orologio mi sembra di averlo già visto”
“Sarà stato di tua nonna. Ma chi è che ci ha tirato un sasso nel vetro posteriore del SUV?”
La macchina si ferma. Compare l’ennesimo maniaco.
“Padre John, che cosa ci fa in giro a quest’ora? Lei l’ha visto il colpevole?”
“Io? Io stavo qui solo per rubbare quella macchina laggiù in fondo. Vi saluto”
Al che ho spento la tv. Un amico mi ha raccontato che la nebbia ucciderà anche accendendo roghi, e di un braccio che esce dal water e incenerisce una vecchia signora. Alla fine del film, Fantozzi viene assunto di nuovo, ma come parafulmine.